Segui quell’Auto

23 novembre 2016 Capitolo 2, Romanzo Commenti (0) 221

È sempre bello ammirare il fascino di Londra.

Sopra Vauxhall Bridge[1] il traffico è intasato e pieno di double-decker[2] e black cab[3]. Per qualche secondo i miei occhi si perdono nel Tamigi. Il fiume scorre senza fermarsi, così come le mie ore a disposizione per portare al termine il lavoro.

Defilati dal traffico, passiamo nelle vicinanze della Cattedrale di Westminster e di Buckhingam Palace, fino a giungere davanti a Hyde Park. Dopo tutto il cupo grigiore visto nelle strade cittadine, la vista del verde e della natura di Hyde Park mi trasmette serenità e leggerezza.

Joe mi fa notare che siamo arrivati a destinazione. Rallenta e accosta.

Prima di scendere dall’auto, mi cade l’occhio su di un giornale tabloid appoggiato sopra il cruscotto. Uno dei titoli contiene una parola che attira la mia attenzione: “Adriana”.

“Posso dare un’occhiata Joe?”.

“Prego, Mister Olivieri”.

“Chiamami pure Marco!”.

Prendo il giornale. Joe corre ad aprirmi la portiera.

“Ti prego, non aprirmi la portiera! Altrimenti penseranno davvero che sono un ricco VIP che odora di snob!”. Scendo dall’auto e gli faccio un sorriso sarcastico. Lui ricambia il sorriso, mi lascia il suo numero e mi dice che sarà nascosto nei paraggi per non farsi notare.

Saluto Joe e do un’occhiata al giornale. Avevo visto bene: il titolo in prima pagina è tutto su Adriana e su Ludovic: “Adriana Moore e Ludovic Jeremy ai ferri corti! Il calciatore pronto a trasferirsi in Spagna?”. Il titolo sembra abbastanza provocatorio e clamoroso, d’altronde i Tabloid inglesi sono tra i più pungenti e critici al mondo e di sicuro non si risparmieranno su due personaggi così esuberanti.

Il sottotitolo continua: “Founard, uno dei migliori talent scout di calciatori in Europa è a Londra per soffiare Ludovic Jeremy, in rottura con la sua squadra di Londra.”.

Sembra che i gossip su questa vicenda stiano già iniziando a diffondersi: avrò meno tempo del previsto per scrivere l’articolo.

Driiiiiin! Driiiiin!

La suoneria del mio smartphone inizia a squillare.

È Moretti.

“Pronto, eccomi qua!”.

“Come va? Hai letto i titoli dei giornali? Bisogna fare in fretta! Hai già incontrato qualcuno? Hai scoperto qualcosa? Non tenermi sulle spine, parla!”. Dire che è ansioso sarebbe riduttivo.

“Si, ho incontrato Roland Jeremy, il cugino di Ludovic.”.

“Hai incontrato Roland?”, sembra stupito.

“Sì! Bersson non ti ha detto niente?”.

“No, non l’ho ancora sentito.”.

“Adesso devo cercare Ludovic. Proverò a seguirlo e a scoprire qualcosa.”

“Ottimo! Mi raccomando: tienimi aggiornato e stai in guardia!”.

Chiusa la telefonata, mi ritrovo davanti ad un usciere vestito molto elegante e con una tuba nera sul capo. Mi sorride e mi saluta: “Benvenuto in hotel!”.

*****

In una delle oltre 400 camere di questo albergo, dovrebbe esserci anche lui: Ludovic Jeremy, il campione acclamato, il bomber amato e invidiato, la “bestia” della coppia d’oro protagonista del mio scoop.

L’atrio d’ingresso è piuttosto movimentato. Alcuni businessman in giacca e cravatta mi superano o mi passano davanti con passo svelto; neanche durante il weekend qui si ferma il lavoro. Alcuni turisti ben vestiti si aggirano curiosi nei dintorni, senza una meta, come se stessero esplorando l’hotel per la prima volta. Da un angolo proviene un  incessante vociare in mezzo a una folla di persone più o meno ben vestite. Alcuni parlano al telefono, altri tra di loro.

Mi dirigo verso la reception e la mia attenzione viene attirata dallo sguardo di una donna, che a malapena si scorge sotto ad un largo cappello di color arancio vivo.

Mi dirigo verso la reception e la mia attenzione viene attirata dallo sguardo di una donna, che a malapena si scorge sotto ad un largo cappello di color arancio vivo, lo stesso colore dell’elegante abito che indossa e che si adagia morbidamente sul suo corpo in perfetta forma.

Sta andando verso l’uscita, in direzione opposta alla mia. Quando mi passa accanto, riesco a vedere i suoi occhi verdi da vicino. Più si avvicinano, più sembrano illuminarsi. Ci sfioriamo il braccio in modo quasi impercettibile e il suo sguardo sembra come sorpreso e colto da un brivido.

I nostri sguardi restano incollati l’uno all’altro per alcuni istanti, poi il suo volto diventa improvvisamente arrossato e teso. Probabilmente si starà chiedendo perché la guardo in modo così intenso. Forse è perché mi intriga, forse anche perché ho la sensazione di averla già vista da qualche parte, forse quando abitavo a Londra.

Ci lasciamo scappare un timido sorriso, prima di distogliere lo sguardo.

Mi fermo qualche passo più avanti e mi volto indietro. Lei è uscita dall’hotel.

Torno sui miei passi verso la reception. Non so ancora come troverò Ludovic, ma la cosa più immediata che mi viene di fare è chiedere al personale dell’albergo. La prima persona che incontro è un donnone dai capelli rossi, che mi accoglie con un enorme sorriso.

“Salve, ho una camera prenotata a nome Marco Olivieri.”.

“Buongiorno Mister Olivieri e benvenuto. Un attimo solo prego.”.

Il donnone scrive qualcosa sulla tastiera del suo computer e raccoglie i miei dati.

“Questa è la chiave della sua stanza, con una magnifica vista su Hyde Park! Le auguro un ottimo soggiorno.”.

“Grazie! Emmm… Vorrei farle una domanda: so che Ludovic Jeremy, il calciatore, pernotta qui. È in albergo adesso? Come posso trovarlo?”.

“Mi dispiace Mister Olivieri, ma non possiamo violare la privacy dei nostri ospiti.”.

“Certo!”, ci ho provato.

Prendo la chiave della mia stanza, quando il vociare di persone che avevo notato prima inizia a diventare sempre più forte e chiassoso. Ora sembra di sentire una mandria impazzita. Riesco a vedere la calca circondare le uscite degli ascensori.

“Sembra sia il suo giorno fortunato…”, mi dice la receptionist sorridendo e guardando verso la folla.

E così, sarà proprio lui ad uscire dall’ascensore…

Eccolo lì! Ludovic Jeremy sbuca da uno degli ascensori.

Dalla stazza e dall’espressione, mi ricorda subito il cugino. Cerca di farsi spazio tra la folla, schivo e indifferente, senza fermarsi o guardare nessuno in faccia.

In pochi istanti, spuntano microfoni, smartphone e videocamere dappertutto, i giornalisti iniziano a “vomitare” domande una dopo l’altra, accavallandosi l’uno sull’altro, senza sosta.

“Jeremy, è vero che potresti andare via da Londra? È un problema con la squadra o con la dirigenza?”.

“I giornali dicono che Founard è a Londra: è qui per incontrarti?”.

“Jeremy come mai sei in albergo e non a casa tua? Adriana ti ha sbattuto fuori?”.

Resto fermo a guardare la scena dalla reception. Sarà impossibile avvicinarlo adesso e non voglio farmi vedere subito in mezzo agli altri giornalisti.

Sento il donnone dietro di me avvertire qualcuno al telefono.

In pochi secondi arrivano tre bestioni, addetti alla sicurezza, che iniziano a spostare letteralmente diversi giornalisti e altri curiosi che intasano il cammino, aprendo un varco in mezzo all’ammucchiata selvaggia. Alcuni cadono o restano calpestati sotto gli altri.

Ludovic sfila veloce fuori dalla ressa e si volta indietro solo per un attimo, mostrando il suo volto sprezzante e rilasciando poche parole: “Cosa volete? Non c’è niente per voi qui. Andate a casa, invece di perdere tempo e spaventare la gente.”. Poi si rigira ed esce dall’hotel sparendo dietro gli uomini della security.

Ludovic sfila veloce fuori dalla ressa e si volta indietro solo per un attimo, mostrando il suo volto sprezzante.

La folla è rimasta bloccata. Questa può essere l’occasione giusta per seguirlo.

Saluto la receptionist e mi fiondo fuori dall’albergo.

Vedo Jeremy salire su di una Lamborghini arancione.

Cerco lo smartphone in tutta fretta per chiamare Joe, che dovrebbe essere nelle vicinanze.

Dopo uno squillo e l’Aston Martin sgomma davanti a me.

“Segui quell’auto!”

La Lamborghini è già partita, ma fortunatamente si è fermata di nuovo, qualche metro più avanti all’ingresso, in una zona più isolata e riparata dagli occhi indiscreti dei giornalisti.

Siamo vicini, dietro di lui.

La portiera sul lato passeggero si apre. Una donna si avvicina con passo veloce. È la donna con il cappello e l’abito arancione, che ho incontrato all’ingresso. Era qui fuori ad aspettarlo.

Prima di entrare nell’auto, la donna da uno sguardo veloce attorno a sé, come per assicurarsi che nessuno la stia guardando.

La portiera sul lato passeggero si apre. Una donna si avvicina con passo veloce. È la donna con il cappello e l’abito arancione, che ho incontrato all’ingresso. Era qui fuori ad aspettarlo..

Mi abbasso di scatto per non farmi notare. Poi sento avviarsi il rombo della Lamborghini.

Ludovic è ripartito a tutta velocità. Mi rialzo e vedo la Lamborghini diventare un puntino all’orizzonte.

“Si tenga forte, non sarà facile stare dietro a quel mezzo!”.

“Oh!”, chiudo gli occhi e respiro profondamente.

Joe spinge al massimo sull’acceleratore e di nuovo mi ritrovo sbattuto a tutta forza contro il sedile. Purtroppo Ludovic continua a correre e questa volta Joe non rallenta alla prima curva.

Sobbalzo bruscamente in avanti e all’indietro, mentre Joe si destreggia nel traffico con una naturalezza e una sicurezza incredibili.

Joe spinge al massimo sull’acceleratore e di nuovo mi ritrovo sbattuto a tutta forza contro il sedile. Purtroppo Ludovic continua a correre e questa volta Joe non rallenta alla prima curva.

Dopo i primi minuti di corsa, il mio stomaco inizia a fare strani gorgoglii, ma almeno la Lamborghini ha smesso di correre all’impazzata e prosegue ad andatura normale su una via poco trafficata.

Noi restiamo vigili e a buona distanza.

Chi sarà la donna dentro l’auto? Perché mi ha fissato in quel modo?

Forse è lei l’amante di Ludovic?

Ecco dove l’avevo già vista! Credo proprio sia la stessa donna delle foto scattate!

Riprendo le foto e le riguardo. Sì, deve essere lei.

Mentre guardo le foto, l’auto di Jeremy rallenta e sosta davanti all’entrata di un parco con un grosso edificio di colore bianco all’interno.

“Dove siamo Joe, che cosa c’è in quell’edificio?”

“Questa è una struttura ospedaliera polifunzionale. C’è una clinica psichiatrica, un centro di assistenza per persone disagiate, un istituto di psicologia. C’è tutto scritto lì!”.

Joe indica in direzione della grossa insegna che adesso noto anche io.

Lentamente, ci avviciniamo anche noi all’entrata della struttura.

La Lamborghini resta ferma qualche minuto, con la freccia laterale lampeggiante.

Che staranno facendo? Staranno parlando o discutendo? Sarà un incontro veloce?

Spero solo che non si siano accorti di essere seguiti.

L’auto non riparte. Inizio a preoccuparmi. Sento che qualcosa sta per accadere.

La freccia lampeggia allo stesso ritmo con cui sento palpitare il mio cuore.

Non voglio farmi scoprire così presto.

“Joe torniamo indietro, fai inversione e allontanati!”.

“Come vuole!”.

Joe si prepara a fare manovra, quando dalla Lamborghini si apre finalmente la portiera laterale del passeggero.

La donna scende e saluta dal finestrino sorridendo.

“Aspetta Joe, non allontanarti. Forse sta per ripartire!”.

Pochi secondi dopo, la Lamborghini riparte velocemente.

“Seguiamolo!”.

Anche Joe riparte, questa volta senza brusche accelerate.

La donna intanto si sistema il vestito e controlla il suo cellulare. Poi inizia a rovistare nella sua borsa.

Proprio quando le passiamo accanto, tira fuori un mazzo di chiavi dalla borsa e alza gli occhi, incrociando ancora il mio sguardo per un attimo.

Cazzo! Non avrei dovuto fissarla ancora. Ha visto che l’ho seguita. Potrebbe insospettirsi adesso.

“Joe, da adesso dobbiamo stare più in allerta e a distanza possibile. Potrebbero averci notato. Se noti manovre strane della Lamborghini, allontanati!”.

“Non credo ci abbiano visto, ma va bene signore.”.

Controllo nello specchietto retrovisore. La donna non sembra preoccupata e non sta chiamando nessuno al telefono, quindi forse non si è accorta di nulla. Si incammina all’interno della struttura e poi sparisce.

Se avesse avuto qualche sospetto, credo avrebbe avvertito subito Ludovic.

Tutto adesso sembra tranquillo. La Lamborghini procede ancora a passo normale.

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Foto da Pexels.com: Aston-martin-automobile-automotive-car-164049 | Gumzito Leruo – Licenza: CC0 1.0 Universal (CC0 1.0)

 

Note:

[1] Vauxhall Bridge è un ponte che attraversa il fiume Tamigi nella zona centrale di Londra.

[2] Double-decker è l’autobus a due piani e si riferisce all’autobus rosso a due piani tipico della città di Londra.

[3] Black-cab è il nome dei taxi neri autorizzati e ufficiali della città di Londra.