Benvenuto a Londra

16 novembre 2016 Capitolo 1, Romanzo Commenti (0) 531

Sono appena decollato da Milano Malpensa sul volo 4727 in direzione Londra.

Guardo dal finestrino allontanarsi pian piano la grigia Milano, afosa in questi giorni di piena estate.

Ora è notte e a vederla dall’alto, così ben illuminata, è un bellissimo spettacolo.

Vedere dall’alto tutte quelle luci così minuscole e quasi invisibili, fa pensare che laggiù, alla fine dei conti, ciascuno di noi non è altro che una piccola luce indistinta… che sia la luce di un V.I.P. o di una persona comune.

Mi addormento poco dopo la partenza e mi risveglio guardando dal finestrino la grigia Londra, all’alba.

alla fine dei conti, ciascuno di noi non è altro che una piccola luce indistinta

Una pioggia leggera bagna i finestrini di vetro.

Dovrei essere super eccitato per quello che potrebbe succedere nelle prossime ore e soprattutto per il mio ruolo da protagonista nella pubblicazione di uno degli scoop più clamorosi dell’anno…

La “coppia d’oro”, così soprannominata da alcuni magazine londinesi per evidenziarne la ricchezza e il successo, è tra le più amate e criticate tra i media di tutto il mondo e fra poche ore potrebbe terminare in una crisi esplosiva da prima pagina.

Ludovic Jeremy è un calciatore diventato famoso per il suo talento e per il suo “caratterino” da bad boy.

Lei è una attrice, esplosa come fotomodella, che fa impazzire gli uomini di tutto il mondo e che è sbarcata anche a Hollywood conquistando tutti, ma che ha trovato anche tanti nemici e critici che le rinfacciano di essere solamente bella e di non avere nessun altra capacità. Sembra che in passato non abbia retto molto le pressioni, finendo preda della depressione e dell’alcol.

Dovrei essere super eccitato ad occuparmi di questo incredibile scoop esclusivo e di vedere questi incredibili personaggi da vicino…

Eppure, mentre arrivo a Londra, il mio primo pensiero è per Lilia, la mia ragazza. Ehm… volevo dire: la mia ex ragazza. Siamo nel corso di una di quelle insensate e frastornanti pause di riflessione, che continua a rinnovarsi tacitamente da mesi.

Lilia è una splendida modella russa, che avevo conosciuto al corso di comunicazione dell’università.

Quando era una studentessa era così semplice, genuina, bella. Lasciava a bocca aperta chiunque le passasse accanto per la sua bellezza ed eleganza.

Era letteralmente infatuante. Aveva infatuato anche me e io l’avevo conquistata con le armi che so usare meglio: le parole e la passione…

Purtroppo, però, quando iniziarono a chiamarla per le prime passerelle a Milano, Parigi e Londra, iniziò a perdere il controllo di sé, come se la veloce carriera l’avesse risucchiata in un altro mondo che prima non le apparteneva.

Ha compiuto i primi passi verso un lungo e profondo baratro fatto di alcol, droga e pura sregolatezza.

Così ho iniziato ad allontanarla. Lei è testarda, non vuole saperne di lasciarmi, anche se ora io sono tornato a vivere a Milano, mentre lei è finita inguaiata in uno squallido bilocale di periferia a Londra, circondata da un sacco di topi puzzolenti e da strani ceffi.

Non voglio neanche sapere come ha speso tutti quei soldi che le hanno dato le agenzie di moda e i suoi genitori, che, poveri loro, sono sempre stati all’oscuro di tutto.

Una storia complicata, insomma, ma ho deciso di passare a salutarla per vedere come sta, prima di andare a cercare un motel decente che rientri nel risicato budget di Moretti.

D’altronde Lilia è l’unico contatto di fiducia che ho ancora a Londra.

*****

Sono arrivato davanti all’appartamento di Lilia.

Sbatto tre volte il maniglione arrugginito del portone rosso. Toc! Toc! Toc!

La vicina, una vecchina bassa, con la schiena curva e piena di capelli grigi spettinati, mi guarda con aria curiosa.

“Abita ancora qui Lilia Sharilova?”, le chiedo.

Per alcuni istanti, mi guarda con aria stupita, senza dire una parola. Poi torna ad un espressione normale e smanaccia: “Io non so niente!”.

Il portone rosso si apre di scatto.

“Marco, ma che cazzo fai qui?”.

Un’alitata di alcol mi arriva dritta nella narice, devo tapparmi il naso per evitare di svenire.

La guardo.

Ormai è l’immagine sbiadita di uno splendore decaduto. I suoi capelli una volta bellissimi ora sono rovinati, unti e sudati. I suoi occhi sono gonfi e arrossati, le sue labbra violacee e ferite.

Mi guarda con l’aria persa e disorientata. Poi abbassa lo sguardo e inizia a guardare nel vuoto.

“Lilia! Che cazzo di accoglienza, volevo solo sapere come stavi!”.

“Sto di merda e adesso che ti vedo, sto ancora peggio! Stavo finalmente iniziando a dimenticarti.”.

“Beh, se la tua terapia per l’oblio è a base di Vodka a colazione, non penso proprio che starai meglio di così!”.

“Ora non incominciare con il tuo sarcasmo pungente del cavolo.”.

“Ok senti, direi che ho fatto un grosso errore a venire qui per salutarti. Per un attimo ho sperato fossi sobria”.

Un giovane ragazzo, alticcio e malconcio peggio di lei, esce dal portone e le si affianca.

Mi guarda anche lui e mi parla con aria superiore: “Chi è questo tizio con l’aria da intellettuale?”. Il suo alito è nauseante proprio come quello di Lilia.

Trattengo il respiro e gli rispondo: “Scusa? Chi cazzo sei tu?”.

“Lui è Ivanko, un amico!”.

Ivanko non sembra aver gradito la mia risposta e prova a spintonarmi giù per le scale, ma barcolla vistosamente e riesce solo a spostarmi in basso di qualche gradino. Lui, invece, scivola nello slancio e precipita giù per le scale.

“Oh mamma mia!”, dice la vecchina vicina che ha visto tutta la scena.

“Ok Lilia, questa è l’ultima volta che vengo a vedere le tue idiozie! Addio.”.

“Marco ti prego, aspetta! Non fare così, sei tu che mi hai abbandonata! Lui è solo un amico. Mi sta aiutando.”.

“Questo finto bullo ti sta aiutando? A fare cosa, a dividere la sbronza?”.

Ivanko prova a rialzarsi da terra: “Sta attento a come parli! Lei è sotto la mia protezione adesso! Ti pentirai di ciò che hai detto!”.

“La tua protezione? Bah!”. Scendo le scale e mi allontano da loro.

Mi nausea l’idea che Lilia si sia affidato a un tizio del genere. Sembra un finto pappone ubriacone.

Arrivo davanti alla strada e mi fermo un istante ad ascoltare il chiassoso traffico mattiniero di Londra.

La giornata non è cominciata al meglio e chissà come andrà a finire.

Inizio adesso a rendermi conto di essere arrivato qui a Londra e di essere da solo. Da solo, con un’intera città e il mondo intero da affrontare e con il mio scoop da cacciare.

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Foto da Pixabay: londra-heathrow-aviazione-aeroporto-726443graceful – Licenza: CC0 1.0 Universal (CC0 1.0)